Piano di studio: perché è importante averne uno

Piano di studio: ecco perché è importante averne uno

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Ti senti frustrato perché dopo ore di studio non ricordi nulla?

Quella terribile sensazione di vuoto durante gli esami… Quando tutto quello che hai studiato sembra svanire nel nulla.

Passi intere giornate sui libri sacrificando la tua vita sociale, eppure i risultati non arrivano.

E la cosa peggiore? Ripeti come un pappagallo e dopo pochi giorni devi ricominciare da capo.

Immagina invece di memorizzare al primo colpo, dimezzare i tempi di studio e dire addio all’ansia da esame.

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Come organizzare lo studio

La quantità di argomenti richiesta dal Concorso ASMEL Enti Locali può sembrare scoraggiante se affrontata senza un piano chiaro. La differenza tra chi riesce e chi si blocca spesso sta proprio nella struttura della preparazione. Studiare senza metodo significa rischiare di perdere tempo, dimenticare le informazioni e arrivare alle prove senza sicurezza.

Ecco un approccio pratico e sostenibile:

1. Crea un piano di studio realistico

Prima di iniziare, valuta quanto tempo hai a disposizione fino alla data delle prove e suddividi i giorni in blocchi tematici.

  • Esempio: se mancano 90 giorni, dedica 60 giorni allo studio intensivo e 30 al ripasso e alle simulazioni.

  • Alterna le materie per evitare la monotonia (es. mattina diritto amministrativo, pomeriggio contabilità).

2. Suddividi le materie in micro-obiettivi

Non limitarti a dire “oggi studio diritto costituzionale”. Definisci capitoli precisi.

  • Esempio: “Articoli 1-12 della Costituzione” o “Atti amministrativi: classificazione e requisiti”.

  • Questo approccio ti permette di monitorare i progressi in modo misurabile.

3. Integra teoria ed esercitazioni

Il rischio più grande è fermarsi alla lettura delle norme. Il concorso valuta capacità di applicazione, quindi è essenziale:

  • Fare quiz giornalieri su ogni argomento appena studiato.

  • Ripetere ad alta voce concetti complessi.

  • Redigere brevi schemi o mappe mentali.

4. Organizza sessioni di ripasso ciclico

Il cervello dimentica rapidamente se non richiama le informazioni a intervalli regolari.

  • Ripassa gli argomenti a distanza di 1 giorno, 1 settimana e 1 mese dalla prima lettura.

  • Usa tecniche di richiamo attivo (flashcards, domande e risposte).

5. Simula le condizioni del concorso

Negli ultimi 30 giorni, dedica almeno 2-3 ore ogni settimana a simulazioni cronometrate.

  • Ricrea le condizioni reali: niente interruzioni, tempo limitato, uso di soli strumenti permessi.

  • Dopo la simulazione, correggi e analizza gli errori per evitare di ripeterli.

Suggerimento extra:
Se possibile, unisciti a gruppi di studio online o in presenza. Confrontarsi con altri candidati ti aiuta a chiarire dubbi, mantenere la motivazione alta e scoprire risorse utili che da solo potresti non trovare.

Strategie e tecniche di memorizzazione

Studiare per il Concorso ASMEL Enti Locali non significa solo leggere e capire le norme: la vera sfida è ricordarle e saperle richiamare rapidamente durante le prove, specialmente nei quiz a tempo o nei colloqui orali. Per questo motivo, applicare strategie di memorizzazione efficaci può fare la differenza tra un buon candidato e uno eccellente.

1. Metodo del richiamo attivo (Active Recall)

Invece di rileggere più volte lo stesso testo, prova a testarti continuamente:

  • Dopo aver studiato un argomento, chiudi il libro e scrivi tutto ciò che ricordi.

  • Crea domande e prova a rispondere senza guardare gli appunti.

  • Più sforzi fai per recuperare le informazioni, più queste restano impresse.

2. Spaced Repetition (Ripetizione dilazionata)

Il cervello dimentica se non viene stimolato a intervalli regolari.

  • Usa un calendario di ripasso: 1 giorno dopo, 7 giorni dopo, 30 giorni dopo la prima lettura.

  • Puoi utilizzare strumenti come Anki o Quizlet per gestire flashcards digitali.

3. Mappe concettuali e schemi visivi

Il diritto e le norme possono essere complesse: schematizzare aiuta a visualizzare i legami tra i concetti.

  • Usa colori diversi per evidenziare articoli, principi e eccezioni.

  • Disegna diagrammi ad albero per procedure e gerarchie.

4. Metodo dei loci (Palazzo della memoria)

Tecnica antica ma molto efficace:

  • Associa concetti complessi a luoghi familiari (stanze di casa, strade conosciute).

  • Immagina di “camminare” in questi luoghi e di trovare “oggetti” che rappresentano le informazioni da ricordare.

5. Studio multisensoriale

Coinvolgere più sensi facilita la memorizzazione:

  • Leggi ad alta voce per stimolare l’udito.

  • Scrivi a mano gli appunti per attivare la memoria motoria.

  • Registra spiegazioni e riascoltale durante i momenti liberi.

6. Ripetizione spiegata a terzi

Il cosiddetto metodo Feynman:

  • Spiega l’argomento a un amico o a un familiare come se fosse un principiante.

  • Se non riesci a spiegare un concetto in modo semplice, significa che non lo hai ancora assimilato a fondo.

Consiglio pratico:
Alterna lo studio delle norme con esercizi pratici e quiz. Il passaggio continuo tra teoria e applicazione è il modo migliore per fissare i concetti e ridurre il rischio di “vuoti di memoria” durante l’esame.

Come affrontare le prove

Superare il Concorso ASMEL Enti Locali richiede non solo preparazione teorica, ma anche strategia operativa per affrontare ciascuna fase con metodo e lucidità. Ogni prova ha le sue peculiarità e, per ottenere il massimo, è importante adattare il proprio approccio in base al tipo di esame.

1. Prova preselettiva

La preselezione è spesso il primo ostacolo da superare.

  • Gestisci il tempo: i quiz a risposta multipla richiedono rapidità. Se una domanda ti blocca, passa oltre e torna dopo.

  • Allenati con simulazioni cronometrate: riproduci le stesse condizioni dell’esame per ridurre l’ansia e migliorare la velocità di risposta.

  • Concentrati sui punti forti: alcune materie pesano più di altre. Consolidare le aree dove sei già forte ti permette di guadagnare tempo per le domande più complesse.

2. Prova scritta

La prova scritta può includere sia domande teoriche che esercizi pratici.

  • Organizza la risposta: inizia con una breve introduzione, sviluppa il corpo centrale e concludi con una sintesi chiara.

  • Cita riferimenti normativi: menzionare l’articolo o la legge di riferimento dimostra padronanza della materia.

  • Mantieni la leggibilità: usa frasi brevi e paragrafi ben distinti; una buona presentazione può influenzare positivamente la valutazione.

3. Prova orale

Il colloquio valuta non solo la conoscenza, ma anche la capacità di comunicare in modo chiaro e sicuro.

  • Allenati a parlare ad alta voce: ripeti i concetti principali come se li stessi spiegando a un collega.

  • Simula domande a sorpresa: chiedi a un amico di farti domande casuali sulle materie del bando per abituarti a ragionare “a caldo”.

  • Cura postura e tono di voce: mantieni contatto visivo, evita di parlare troppo in fretta e usa un tono fermo ma naturale.

4. Gestione dell’ansia

  • Respira profondamente prima di iniziare ogni prova.

  • Usa tecniche di rilassamento rapido, come il respiro 4-4-4 (inspira per 4 secondi, trattieni per 4, espira per 4).

  • Ricorda che un po’ di tensione è normale e può persino migliorare la concentrazione.

Suggerimento finale:
Considera ogni fase come un “gradino” verso l’obiettivo. Anche se la competizione è alta, affrontare le prove con metodo e serenità aumenta le tue probabilità di successo in modo significativo.

Errori da evitare nella preparazione

Anche i candidati più motivati possono compromettere le proprie possibilità di successo commettendo errori strategici durante la preparazione. Conoscere in anticipo questi rischi ti permette di evitarli e di concentrarti solo su ciò che ti avvicina davvero all’obiettivo.

1. Mancanza di pianificazione

Studiare “quando si ha tempo” è una delle trappole più comuni.

  • Senza un programma chiaro, si tende a concentrarsi solo sulle materie preferite, trascurando quelle più complesse.

  • La soluzione è creare un calendario di studio strutturato, con obiettivi giornalieri e settimanali ben definiti.

2. Studio passivo

Limitarsi a leggere e sottolineare testi senza fare esercizi porta a una falsa sensazione di preparazione.

  • La conoscenza teorica va sempre accompagnata da quiz, simulazioni e casi pratici per fissare le informazioni e capire come applicarle.

3. Ignorare la normativa aggiornata

Molti candidati studiano su materiali vecchi e non verificano eventuali modifiche legislative.

  • Poiché il diritto è in continua evoluzione, è fondamentale controllare sempre le fonti ufficiali (Gazzetta Ufficiale, siti ministeriali) per evitare di memorizzare norme superate.

4. Trascurare le materie “minori”

Materie come informatica o lingua inglese, spesso percepite come secondarie, possono invece essere decisive per il punteggio finale.

  • Dedica tempo a ogni disciplina, anche a quelle che sembrano meno rilevanti.

5. Non simulare l’esame

Affrontare il concorso senza aver mai provato simulazioni a tempo reale è come correre una maratona senza allenamento specifico.

  • Le prove simulate aiutano a gestire lo stress, ottimizzare il tempo e ridurre gli errori dovuti alla fretta.

Nota importante:
Prepararsi bene non significa solo studiare tanto, ma studiare in modo intelligente. Eliminare queste cattive abitudini ti farà guadagnare tempo e aumenterà la tua sicurezza durante l’esame.

Conclusione

Prepararsi al Concorso ASMEL Enti Locali è un percorso che richiede impegno, costanza e capacità di organizzarsi. Non si tratta soltanto di memorizzare norme e procedure, ma di sviluppare un metodo di studio che ti permetta di arrivare alle prove con lucidità e fiducia. Ogni ora che dedichi alla preparazione è un investimento su te stesso e sul tuo futuro professionale.

Ricorda che non stai semplicemente cercando un lavoro: stai puntando a entrare in un contesto in cui il tuo contributo può fare la differenza per la comunità. Lavorare in un ente locale significa essere parte attiva nel miglioramento dei servizi pubblici, nella gestione trasparente delle risorse e nel supporto ai cittadini. È una responsabilità importante, ma anche un’opportunità unica per mettere le tue competenze al servizio del bene comune.

Il cammino potrà sembrarti lungo e, in certi momenti, potresti sentirti sopraffatto dalla mole di materie da studiare o dalla pressione della competizione. In quei momenti, ricorda perché hai iniziato: che si tratti di stabilità economica, crescita professionale o desiderio di contribuire alla tua comunità, il tuo obiettivo merita ogni sforzo.

Mantieni la disciplina, segui un piano, sfrutta al meglio le tecniche di memorizzazione e affronta ogni prova come un gradino verso il traguardo. Non lasciare che il dubbio o la paura ti fermino: la preparazione costante, anche nei giorni in cui sembra difficile, è ciò che farà la differenza.

Ogni grande risultato nasce da una serie di piccoli passi quotidiani. Il giorno dell’esame non sarà un momento isolato, ma il frutto del lavoro che avrai costruito con costanza e determinazione. E quando vedrai il tuo nome nella graduatoria degli idonei, saprai che ogni sacrificio è valso la pena.

Il Concorso ASMEL per gli Enti Locali

è diventato, negli ultimi anni, uno degli appuntamenti più attesi da chi desidera lavorare nella pubblica amministrazione, in particolare nei comuni e negli enti locali italiani. Partecipare a questa selezione significa aprirsi la strada verso un impiego stabile, ben retribuito e ricco di opportunità di crescita professionale. Non si tratta soltanto di un concorso, ma di una vera e propria porta di accesso a un mondo dove le competenze individuali possono fare la differenza nel miglioramento dei servizi alla cittadinanza.

ASMEL, acronimo di Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, organizza una procedura concorsuale centralizzata che consente a decine di comuni e amministrazioni locali di attingere a un’unica graduatoria di idonei. Questo significa che superare le prove non offre solo la possibilità di lavorare in un singolo ente, ma apre le porte a più enti contemporaneamente, aumentando le possibilità di essere chiamati in tempi brevi.

Negli ultimi anni, l’interesse verso il concorso ASMEL è cresciuto in modo esponenziale grazie a diversi fattori: la semplificazione delle procedure, la possibilità di svolgere alcune prove online, l’ampio ventaglio di profili ricercati (amministrativi, tecnici, contabili, informatici, ecc.) e la stabilità contrattuale che ne deriva. Tuttavia, proprio per questo motivo, la competizione è molto alta: migliaia di candidati si iscrivono a ogni edizione e soltanto una preparazione mirata e costante può fare la differenza.

In questo articolo, andremo ad analizzare in dettaglio cosa bisogna studiare e come organizzare lo studio per affrontare al meglio ogni fase della selezione. Ti guiderò passo passo nella comprensione delle materie richieste, delle tecniche di memorizzazione più efficaci e delle strategie per arrivare al giorno delle prove con la massima sicurezza.

Cos’è l’ASMEL e a cosa serve

L’ASMEL – Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali – è un’organizzazione senza scopo di lucro nata con l’obiettivo di supportare i comuni e le amministrazioni locali italiane nella gestione e nell’innovazione dei loro processi. Fondata per favorire la collaborazione tra enti e rendere più efficiente la macchina amministrativa, ASMEL si pone come punto di riferimento per la digitalizzazione, la formazione e la semplificazione delle procedure burocratiche.

Uno degli aspetti più importanti della sua attività è proprio la gestione di concorsi pubblici in forma aggregata. Invece di organizzare singolarmente le proprie selezioni, molti comuni aderenti delegano ad ASMEL l’intero processo concorsuale. Questo approccio porta diversi vantaggi:

  • Riduzione dei costi per le singole amministrazioni, che non devono predisporre bandi separati.

  • Uniformità nelle procedure, garantendo trasparenza e imparzialità.

  • Maggiore visibilità delle opportunità di lavoro, poiché un unico concorso serve più enti.

Il concorso ASMEL crea una graduatoria unica dalla quale ogni ente aderente può attingere per assumere personale. Questo significa che un candidato idoneo non si limita a sperare in un solo posto disponibile, ma può essere contattato da diversi comuni per ruoli anche differenti, in base al proprio profilo professionale.

Oltre ai concorsi, ASMEL promuove attività di formazione continua per il personale degli enti locali, offre servizi di supporto tecnico-legale e sviluppa strumenti digitali per semplificare la gestione amministrativa. La sua missione è chiara: modernizzare la pubblica amministrazione locale rendendola più vicina, veloce ed efficiente per i cittadini.

Conoscere a fondo il ruolo di ASMEL è fondamentale per affrontare il concorso con maggiore consapevolezza: non si tratta solo di superare delle prove, ma di entrare in una rete organizzativa ampia, dove competenze e professionalità vengono valorizzate e messe al servizio di più realtà territoriali.

Come funziona il concorso ASMEL Enti Locali

Il Concorso ASMEL Enti Locali si distingue per la sua struttura snella ed efficace, pensata per permettere a più amministrazioni di reclutare personale qualificato tramite un’unica procedura. Il processo è suddiviso in più fasi, ognuna delle quali ha regole precise e criteri di valutazione trasparenti. Conoscerle bene ti aiuterà a prepararti in modo mirato e ad affrontare le prove con maggiore sicurezza.

1. Pubblicazione dell’avviso e iscrizione

Tutto inizia con la pubblicazione dell’avviso ufficiale, che riporta i requisiti di partecipazione, le modalità di iscrizione e le date indicative delle prove. L’iscrizione avviene esclusivamente online sul portale ASMEL o tramite la piattaforma indicata nel bando, compilando un modulo e allegando la documentazione richiesta (documento d’identità, eventuali titoli di studio e professionali, ricevuta del pagamento della tassa di concorso). È fondamentale rispettare le scadenze: una domanda inviata anche solo un minuto dopo il termine non viene accettata.

2. Requisiti di partecipazione

A seconda del profilo per cui si concorre (amministrativo, tecnico, contabile, informatico, ecc.), possono essere richiesti:

  • Diploma di scuola superiore o laurea specifica.

  • Cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’UE.

  • Godimento dei diritti civili e politici.

  • Assenza di condanne penali che impediscano l’accesso alla PA.

3. Fase di preselezione

Quando il numero di candidati supera un certo limite, viene organizzata una prova preselettiva a quiz. I quesiti sono a risposta multipla e vertono su materie come diritto amministrativo, diritto costituzionale, normativa sugli enti locali, logica, informatica e lingua inglese. Superano la preselezione solo i candidati che raggiungono la soglia minima prevista dal bando.

4. Prova scritta

La prova scritta può consistere in:

  • Quesiti a risposta multipla e/o aperta.

  • Esercizi pratici legati al profilo (es. redazione di atti, analisi di casi, calcoli contabili).
    Il punteggio è determinante per l’accesso alla fase successiva.

5. Prova orale

Il colloquio orale verifica non solo le conoscenze tecniche, ma anche la capacità di ragionamento, la chiarezza espositiva e, in alcuni casi, la padronanza di una lingua straniera. Vengono inoltre valutate competenze trasversali come il problem solving e l’attitudine al lavoro di squadra.

6. Formazione della graduatoria unica

Al termine delle prove viene creata una graduatoria di idonei. Questa graduatoria resta valida per più anni e viene utilizzata da tutti gli enti locali aderenti per assumere personale. Essere inseriti significa poter ricevere chiamate anche mesi o anni dopo il concorso.

In sintesi, il concorso ASMEL è un’opportunità che richiede preparazione su più fronti: normativa, logica, competenze tecniche e abilità comunicative. Prepararsi conoscendo la struttura delle prove è il primo passo per affrontarle con metodo e serenità.

Cosa studiare per il concorso ASMEL

Uno degli errori più comuni tra i candidati è sottovalutare l’ampiezza e la varietà del programma. Il concorso ASMEL non si limita a verificare la conoscenza di singole normative, ma valuta la capacità di comprendere, interpretare e applicare le leggi e i regolamenti al contesto operativo degli enti locali. Per questo motivo, la preparazione deve essere strutturata e completa, toccando sia le materie giuridiche che quelle tecnico-pratiche.

Di seguito, le principali aree di studio richieste:

1. Diritto amministrativo

  • Fonti del diritto e gerarchia delle norme.

  • Atti amministrativi: tipologie, requisiti di validità, efficacia e vizi.

  • Procedimento amministrativo (L. 241/1990) e trasparenza amministrativa.

  • Accesso agli atti e tutela della privacy (Regolamento UE 2016/679 – GDPR).

  • Responsabilità della Pubblica Amministrazione e responsabilità dei dipendenti pubblici.

2. Diritto costituzionale

  • Principi fondamentali della Costituzione italiana.

  • Diritti e doveri dei cittadini.

  • Ordinamento dello Stato e delle Regioni.

  • Funzioni e ruoli del Parlamento, del Governo, della Presidenza della Repubblica e della Magistratura.

3. Normativa sugli enti locali

  • Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000): funzioni di comuni, province e città metropolitane.

  • Statuti comunali e regolamenti.

  • Organi di governo degli enti locali: sindaco, giunta, consiglio comunale.

4. Contabilità pubblica

  • Principi di contabilità armonizzata.

  • Bilancio di previsione e rendiconto di gestione.

  • Entrate e spese degli enti locali.

  • Patto di stabilità interno.

5. Trasparenza e anticorruzione

  • Normativa in materia di prevenzione della corruzione (L. 190/2012).

  • Piani triennali per la prevenzione della corruzione.

  • Obblighi di pubblicità e trasparenza (D.Lgs. 33/2013).

6. Informatica

  • Uso del pacchetto Office (Word, Excel, PowerPoint).

  • Posta elettronica e PEC.

  • Firma digitale e protocolli informatici.

  • Nozioni di sicurezza informatica.

7. Lingua inglese

  • Comprensione di testi brevi.

  • Traduzione di frasi semplici.

  • Vocabolario base relativo all’ambito amministrativo.

Consiglio pratico:
Non limitarti alla lettura passiva dei testi normativi. Integra lo studio con schemi, riassunti e test di verifica. Allenati con quiz a risposta multipla: sono il formato più frequente, soprattutto nelle preselezioni, e ti permettono di consolidare la memoria in modo attivo.

 

Ti è mai capitato di arrivare a pochi giorni da un esame e renderti conto che… non hai idea da dove cominciare? Hai i libri sottolineati a metà, appunti sparsi ovunque, zero fiducia in te stesso e una sensazione di ansia che sale ogni volta che guardi il calendario. Se ti sei mai trovato in questa situazione, sappi che non sei solo. Migliaia di studenti ogni anno si ritrovano nella stessa identica condizione: disorganizzati, demoralizzati e in ritardo.

La buona notizia? Non è (solo) una questione di intelligenza o forza di volontà. Molto spesso il vero problema è la mancanza di un piano.

Un piano di studio ben fatto è la bussola che ti guida nel mare dell’apprendimento. Ti permette di sapere cosa studiare, quando, come e per quanto tempo. Ti aiuta a gestire il tempo in modo realistico, a evitare gli accumuli dell’ultimo minuto e — cosa ancora più importante — a sentirti in controllo del tuo percorso.

In un mondo dove la quantità di informazioni cresce a dismisura e il tempo sembra sempre meno, avere un piano di studio personalizzato non è un lusso, è una necessità. Che tu stia preparando un esame universitario, un compito in classe o un concorso pubblico, organizzare il tuo studio è il primo passo per affrontarlo con lucidità e sicurezza.

Ma cos’è davvero un piano di studio? Come si prepara in modo efficace senza cadere nelle trappole più comuni? Quali strumenti possono aiutarti a mantenerlo nel tempo?

In questo articolo risponderemo a tutte queste domande. Passo dopo passo, ti guiderò nella creazione di un piano di studio su misura per te, realistico, motivante e sostenibile.

Se sei pronto a smettere di procrastinare e iniziare a studiare con metodo, partiamo subito.

1. Cos’è un piano di studio?

Un piano di studio non è semplicemente un calendario con scritto “studia matematica” il lunedì e “ripassa storia” il mercoledì. È molto di più. È uno strumento strategico che ti permette di trasformare un obiettivo astratto (come “passare l’esame”) in un percorso concreto, chiaro e suddiviso in tappe realizzabili.

Una definizione semplice

Possiamo definire un piano di studio come l’organizzazione strutturata del tempo e dei contenuti da apprendere, realizzata in base ai tuoi obiettivi, alle tue esigenze personali e alle tue risorse disponibili. È il progetto su cui costruisci il tuo successo scolastico o professionale.

In pratica, è come preparare un viaggio: non ti limiti a sapere dove vuoi arrivare, ma studi anche le tappe, i mezzi, il tempo a disposizione e i possibili ostacoli. E proprio come per un viaggio, anche nello studio una buona pianificazione fa la differenza tra arrivare sereno alla meta o perdersi per strada.

Programma scolastico ≠ Piano di studio

Attenzione però a non confondere il programma scolastico con il tuo piano di studio personale. Il primo è quello che viene assegnato dal docente: contiene gli argomenti da affrontare, i capitoli da leggere, le prove da superare. Il secondo è la tua risposta personale a quel programma: come ti organizzi per affrontarlo, quanto tempo dedichi a ciascun argomento, in quali giorni e con quali tecniche.

Un buon piano di studio parte quindi dal programma, ma si costruisce su misura per te: tiene conto dei tuoi punti deboli, dei tuoi impegni extra-scolastici, della tua capacità di concentrazione, delle tue abitudini.

Gli elementi fondamentali

Un piano di studio efficace contiene almeno questi elementi:

  • Obiettivi chiari e misurabili, suddivisi per breve e lungo termine.

  • Analisi del tempo disponibile, tenendo conto anche del riposo e degli impegni personali.

  • Divisione del carico di studio in modo equilibrato e sostenibile.

  • Strategie e tecniche di apprendimento da utilizzare per ogni materia.

  • Momenti di verifica e revisione, per monitorare i progressi e correggere eventuali errori.

Uno strumento per la consapevolezza

Infine, il piano di studio è uno strumento di consapevolezza personale. Ti costringe a fare i conti con il tuo tempo, con le tue priorità, con i tuoi limiti e le tue potenzialità. E questa è forse la sua forza più grande: ti mette nelle condizioni di prendere decisioni migliori, giorno dopo giorno.

2. Perché è importante avere un piano?

La maggior parte degli studenti sottovaluta il potere dell’organizzazione. Eppure, avere un piano di studio ben fatto è uno degli strumenti più potenti per affrontare qualsiasi percorso di apprendimento con successo. Non si tratta solo di “essere più ordinati”, ma di ottenere risultati concreti con meno stress e più equilibrio.

1. Organizzazione mentale = meno ansia

Quando hai davanti a te un esame o un carico di studio impegnativo, il cervello entra facilmente in uno stato di allarme: “Non ce la farò mai”, “Ho troppo da fare”, “Non so nemmeno da dove cominciare”. Questo dialogo interiore è spesso il primo nemico.

Un piano di studio ti aiuta a uscire dal caos mentale. Quando vedi nero su bianco cosa devi fare, in che ordine e con quali tempistiche, l’ansia cala drasticamente. È come accendere una luce in una stanza buia: ti permette di vedere con chiarezza ogni angolo.

2. Migliore gestione del tempo

Uno dei problemi più comuni è la cattiva gestione del tempo. Senza un piano, tendiamo a sottovalutare quanto ci serve per apprendere un argomento, oppure lo rimandiamo fino all’ultimo momento. Il risultato? Ore e ore passate a studiare in fretta e male, spesso con scarso rendimento.

Un piano ti permette di:

  • Distribuire il carico in modo omogeneo.

  • Inserire pause e revisioni nei momenti giusti.

  • Evitare sovrapposizioni con altri impegni.

Il tempo non si moltiplica, ma può essere ottimizzato.

3. Focalizzazione e motivazione

Quando non hai un piano, ogni giorno rischi di “improvvisare” cosa studiare. Questo porta a sprechi di tempo e a perdita di motivazione. Invece, con un piano sai esattamente dove concentrare la tua attenzione.

Ogni giornata ha un obiettivo chiaro. E ogni obiettivo raggiunto alimenta la motivazione, creando un circolo virtuoso: più sei organizzato, più sei produttivo; più sei produttivo, più ti senti motivato.

4. Maggiore autovalutazione

Un piano ben fatto prevede momenti di verifica. Ti invita a domandarti: “Sono in linea con i tempi?”, “Quello che ho studiato l’ho davvero capito?”. Questo favorisce una mentalità attiva, più consapevole, più responsabile.

Inoltre, impari a conoscere te stesso: quanto riesci a concentrarti, quali argomenti ti richiedono più tempo, quando sei più produttivo. Con queste informazioni puoi migliorare il tuo metodo nel tempo.

5. Risultati migliori (e non solo scolastici)

Infine, il beneficio più visibile: i risultati. Gli studenti che pianificano il proprio studio tendono ad avere voti più alti, ma non solo. Acquisiscono una competenza fondamentale anche per il mondo del lavoro: la capacità di organizzare il proprio tempo e raggiungere obiettivi.

Un piano di studio ti insegna molto più dello studio stesso: ti insegna a prenderti cura del tuo percorso, a ragionare per priorità, a non mollare.

3. Come preparare un piano di studio efficace

Preparare un piano di studio non significa riempire un foglio di impegni e orari alla cieca. Un buon piano nasce da un’analisi consapevole e si costruisce con metodo, adattandolo alla tua realtà, ai tuoi obiettivi e al tuo stile di apprendimento.

1. Analizza il tempo che hai a disposizione

Il primo passo è sapere quanti giorni hai da oggi fino alla data dell’esame o della scadenza finale. Ma non basta. Devi essere onesto e considerare:

  • Quante ore reali puoi dedicare allo studio ogni giorno?

  • Quali sono i tuoi altri impegni (lezioni, lavoro, sport, famiglia)?

  • In quali momenti sei più lucido e concentrato?

Non serve sovraccaricare le giornate: meglio 2 ore ben fatte che 5 passate a guardare il libro senza capire nulla.

2. Definisci obiettivi chiari e realistici

Un piano senza obiettivi è solo una lista. Devi sapere perché stai studiando. Gli obiettivi devono essere:

  • Specifici (“imparare il funzionamento della fotosintesi”, non “ripassare scienze”).

  • Misurabili (es. “completare 3 capitoli”).

  • Realistici (se lavori 8 ore al giorno, non puoi studiare 6 ore ogni sera).

  • Scanditi nel tempo (usa il metodo SMART, se vuoi un riferimento pratico).

Imposta anche dei micro-obiettivi settimanali, in modo da verificare se sei in linea e correggere la rotta se serve.

3. Suddividi il programma in blocchi

Una volta chiari gli argomenti da studiare, suddividili in blocchi omogenei, organizzati per:

  • Materia

  • Capitolo o argomento

  • Grado di difficoltà

Inizia possibilmente dagli argomenti più complessi o più lunghi, quando la tua energia mentale è più alta.

Puoi usare schemi, mappe concettuali, elenchi o anche semplici tabelle Excel per visualizzare meglio il percorso.

4. Scegli le tecniche giuste per te

Non tutti studiano allo stesso modo. Un piano di studio efficace tiene conto anche del come studi. Alcune tecniche utili includono:

  • Metodo Pomodoro: 25 minuti di studio + 5 minuti di pausa.

  • Spaced repetition: ripasso a distanza progressiva nel tempo.

  • Mappe mentali o concettuali: per visualizzare relazioni tra concetti.

  • Tecniche di auto-verifica: domande, quiz, insegnare ad alta voce.

Trova ciò che ti fa rendere di più: non serve copiare il metodo di qualcun altro se non funziona con te.

5. Prevedi pause, imprevisti e giorni “cuscinetto”

Uno degli errori più comuni è fare piani “militari”, che non tengono conto della vita reale. Eppure:

  • Le giornate no esistono.

  • Gli imprevisti succedono.

  • La stanchezza arriva.

Per questo devi:

  • Inserire pause rigeneranti ogni 60-90 minuti.

  • Lasciare almeno un giorno a settimana senza studio forzato.

  • Prevedere almeno 2-3 giorni finali per ripasso generale e recuperi.

Un piano flessibile è un piano sostenibile.

6. Usa gli strumenti giusti

A seconda delle tue preferenze, puoi usare:

  • Un planner cartaceo o bullet journal.

  • App come Notion, Trello, Google Calendar, Todoist.

  • Un foglio Excel personalizzato.

L’importante è che sia visibile, aggiornabile e semplice da usare.

4. Errori comuni da evitare

Anche il miglior piano di studio può fallire se si commettono alcuni errori frequenti. Spesso, infatti, non è la mancanza di impegno il problema, ma un approccio poco realistico o mal calibrato. Vediamo i più comuni errori da evitare quando prepari (e segui) il tuo piano.

1. Pianificare troppo… o troppo poco

Uno degli errori più tipici è l’estremo opposto: o si riempie il piano di impegni impossibili, oppure si lascia tutto troppo vago.

  • Pianificare troppo = frustrazione e demotivazione. Dopo pochi giorni ti rendi conto che non riesci a rispettare il piano, ti senti in colpa e lo abbandoni.

  • Pianificare poco = procrastinazione. Senza una guida precisa, finisci per rimandare e accumulare tutto all’ultimo momento.

Soluzione: Sii realistico. Meglio un piano semplice ma sostenibile, che uno perfetto solo sulla carta.

2. Ignorare la tua energia mentale

Non tutte le ore sono uguali. Studiare matematica complessa alle 22:30 dopo una giornata intensa è quasi sempre una pessima idea. Molti studenti commettono l’errore di non considerare i propri ritmi biologici e mentali.

Soluzione: Identifica le tue fasce orarie più produttive e dedica quei momenti agli argomenti più difficili. Usa le ore “morte” per attività più leggere (riassunti, rilettura, mappe concettuali).

3. Non prevedere pause e giornate libere

Alcuni pensano che più ore si studia, meglio è. Ma il cervello ha bisogno di riposo per assimilare. Saltare le pause o studiare 7 giorni su 7 senza tregua porta solo a burnout, calo di rendimento e stanchezza cronica.

Soluzione: Inserisci pause brevi tra le sessioni (ogni 25 o 50 minuti), e almeno un pomeriggio o un giorno a settimana completamente libero.

4. Copiare piani altrui senza adattarli

Magari un tuo amico ha ottenuto ottimi risultati con un piano rigidissimo, o con il metodo delle 6 ore al giorno. Ma ogni persona è diversa: copiare non basta, anzi può essere controproducente se il piano non si adatta a te.

Soluzione: Prendi spunto, ma personalizza tutto: durata, metodo, ritmo e formato.

5. Pensare che il piano sia definitivo

Un piano di studio non è scolpito nella pietra. La vita cambia, gli imprevisti succedono, la tua energia mentale varia. Alcuni studenti, però, quando saltano una giornata, si scoraggiano e buttano tutto.

Soluzione: Sii flessibile. Rivedi il piano ogni 5-7 giorni. Se qualcosa non funziona, correggi. Avere un piano “vivo” è molto più utile che cercare la perfezione.

6. Concentrarsi solo sul “quanto” e non sul “come”

Studiare non significa solo leggere o sottolineare. A volte ci si concentra solo sulle ore dedicate, trascurando la qualità dell’apprendimento.

Soluzione: Cura il metodo. Usa tecniche attive, interroga te stesso, spiega a voce alta, fai collegamenti. Meglio 45 minuti attivi che 3 ore passive.

5. Esempi di piani di studio

Una cosa è parlare di teoria, un’altra è vedere come si traduce tutto questo in pratica. Ecco perché in questa sezione ti propongo alcuni esempi concreti di piani di studio, pensati per situazioni diverse. Puoi usarli come base, adattandoli alla tua realtà.

Esempio 1: Studente universitario con esame fra 4 settimane

Contesto: Studente universitario con un esame importante tra un mese. Totale di 10 capitoli da studiare, più esercizi e appunti da rivedere.

➤ Piano settimanale

GiornoAttività principaleDurata stimata
LunedìCapitolo 1 + Riassunto2 ore
MartedìCapitolo 2 + Esercizi2 ore
MercoledìCapitolo 3 + Revisione 1 + 22,5 ore
GiovedìCapitolo 4 + Esercizi + Mappa mentale2 ore
VenerdìCapitolo 5 + Revisione 3 + 42,5 ore
SabatoRipasso generale della settimana3 ore
DomenicaGiorno libero o studio leggero opzionale

Ogni settimana si coprono 2–3 capitoli e si dedica tempo alla revisione. L’ultima settimana è tutta per il ripasso intensivo, le domande frequenti e le simulazioni d’esame.

Esempio 2: Studente delle superiori con più materie

Contesto: Studente di liceo con verifiche multiple in materie diverse (storia, matematica, inglese). Obiettivo: distribuire lo studio nel tempo senza stress.

➤ Piano giornaliero (per una settimana tipo)

Giorno1ª ora2ª ora30 min finali
LunedìMatematicaIngleseEsercizi grammatica
MartedìStoriaInglese oraleRipasso vocaboli
MercoledìMatematicaStoriaQuiz autovalutazione
GiovedìIngleseStoriaFlashcard
VenerdìMatematicaRipassoTest simulato
SabatoSolo revisione Libero nel pomeriggio
DomenicaRiposo  

Consiglio: alternare le materie logico-razionali (come matematica) con quelle teoriche (come storia) aiuta la mente a non stancarsi troppo.

Esempio 3: Studente-lavoratore o concorsista con poco tempo

Contesto: Persona che lavora a tempo pieno e prepara un concorso. Disponibilità: 1-1,5 ore al giorno, 5 giorni a settimana.

➤ Strategia flessibile e modulare

  • Lunedì–Venerdì: 1 ora la sera (2 giorni per teoria, 2 per quiz, 1 per revisione).

  • Sabato: 2 ore di approfondimento e test simulato.

  • Domenica: riposo o studio leggero (lettura, podcast, schemi).

💡 Trucchi utili:

  • Usa l’audiolettura in pausa pranzo o in macchina.

  • Porta sempre con te mini riassunti o flashcard.

  • Crea routine fisse per evitare di “decidere ogni volta”.

Adatta, migliora, evolvi

Ricorda sempre: il piano è tuo. Non è importante che sia perfetto, ma che funzioni per te. Se una tabella ti sembra rigida, puoi usare un approccio più visivo (come una lavagna settimanale o un’app interattiva). Se studi meglio di sera, sposta tutto in quel blocco orario.

L’importante è iniziare e poi aggiustare il tiro strada facendo.

Conclusione

Ora che hai letto tutto, potresti pensare: “Ok, ha senso… ma lo farò domani”. Ecco, non farlo.

Il più grande nemico di ogni piano di studio non è la difficoltà delle materie, né la mancanza di tempo: è la procrastinazione travestita da perfezionismo. Quella voce che ti dice che devi aspettare di “avere più tempo”, “avere meno cose da fare”, o “essere più motivato”. Ma la verità è che il momento perfetto non esiste. E se anche esistesse, probabilmente lo perderesti aspettandolo.

Iniziare un piano di studio non significa creare qualcosa di perfetto oggi. Significa prendere in mano il controllo, anche in modo imperfetto, e iniziare a camminare. È come andare in palestra: non diventi forte il primo giorno, ma ogni piccola sessione costruisce qualcosa.

Studiare con metodo cambia tutto

Quando smetti di improvvisare e inizi a pianificare:

  • Non ti senti più in balia degli eventi.

  • Sai cosa fare ogni giorno.

  • Vedi i progressi e ti senti più sicuro.

Inizi a percepire lo studio non come un nemico, ma come una sfida organizzata. Una strada da percorrere con le giuste scarpe e la giusta mappa.

Il piano non è tutto. Ma è l’inizio di tutto.

Avere un piano di studio non garantisce il successo, ma aumenta enormemente le probabilità di raggiungerlo. Ti dà struttura, direzione e fiducia. Ti abitua alla disciplina, ma senza farti perdere la motivazione.

Non è magia, è metodo. E il metodo, una volta appreso, lo porterai con te per tutta la vita.

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